Tra le varie aziende produttrici di pannelli fotovoltaici in Italia ce ne sono due che si sono messe particolarmente in primo piano, grazie a una forte spinta e impronta che hanno voluto dare soprattutto all’aspetto legato alla ricerca e all’innovazione, ci sono Eosolare e Waris Solar che sono uffialmente entrate a far parte della più grande associazione italiana rappresentativa del settore, che è il Comitato IFI, poiché riunisce l’80% dei produttori nazionali di pannelli fotovoltaici.
Si tratta di un matrimonio giudicato in modo fortemente positivo da tutte e tre le parti coinvolte come emerge dalle rispettive dichiarazioni, dove Alessandro Cremonesi, Presidente di Comitato IFI dopo aver dato un caloroso benvenuto a queste due nuove aziende, sottolinea che “l’ingresso di queste due aziende aggiunge ulteriore valore e autorevolezza al Comitato IFI nel percorrere questa fase delicata di cammino dell’industria italiana del fotovoltaico, soprattutto in vista dell’insediamento di un nuovo Governo dal quale ci attendiamo un indirizzo chiaro e strategico per lo sviluppo del settore fotovoltaico e una maggior tutela nella lotta contro il dumping cinese. Le dichiarazioni di Pizzini e Dimasi mi trovano pienamente d’accordo: avere nella nostra Associazione due player come Waris Solar ed Eosolare offre la possibilità al Comitato IFI di ottenere più valore ed esperienza grazie alla condivisione di principi, filosofia, e impegno nella salvaguardia del Made in Italy”.
Pareri positivi provengono anche dai vertici di queste due aziende, che sono convinte che l’unione può permettere di garantire, ad un settore attaccato da più parti, una giusta protezione e spinta per tornare a crescere, soprattutto perché il futuro energetico non può che essere nelle mani delle energie rinnovabili, e per il fotovoltaico in modo particolare.
L’istanza giuridica presentata all’agenzia dell’Entrate da parte dell’Anie Confindustria riguardo alla detraibilità Irpef del 50% sugli impianti fotovoltaici ha finalmente una risposta ed è logicamente anche se allo stesso tempo inaspettatamente positiva. La richiesta suddetta chiedeva infatti l’uniformazione dell’articolo 16 bis del DPR 917 del 1986 che riguarda la detraibilità legate alle migliorie energetiche che inspiegabilmente non comprendeva l’acquisto e l’installazione di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica fino a 20 kw nominale e cioè degli impianti ad uso domestico.
Molto positive le prime dichiarazioni dei rappresentanti del settore fra cui spicca quella di Maria Antonietta Portaluri, direttore generale di Anie: “La risposta va incontro alle aspettative del settore. Infatti l’Agenzia riconosce che l’installazione di impianti fotovoltaici rientra tra gli interventi che possono fruire delle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie e segnatamente tra quelli finalizzati a conseguire un risparmio energetico.”
Nelle specifiche dell’Agenzia delle Entrate si evidenzia come questa detraibilità, che specifichiamo ancora una volta è riferibile esclusivamente agli impianti domestici (acquisto ed istallazione), non possa cumularsi con la tariffa incentivante mentre di contro non risulterà incompatibile con lo scambio sul posto. Aspetto, questo, da non sottovalutare che sicuramente porterà nuova verve e fiducia sia ai fruitore che ai produttori del fotovoltaico sempre sugli scudi per aumentare la chiarezza con i cittadini stessi.
La notizia della registrazione dei pannelli fotovoltaici cinesi, da una parte ha in part rasserenato i produttori locali, ma ha anche suscitato un po di apprensione in chi deve richiedere l’installazione di un impianto fotovoltaico, che teme di dover sostenere dei costi molto più elevati. Ma bisogna fare un po di chiarezza, e a provvedere ci pensa Giancarlo Tecchio, di PrEnAl. Sulla scelta di obbligo di registrazione sottolinea che si tratta di un atto burocratico dovuto, ma che “la registrazione non significa che l’Unione europea alla fine imporrà dei dazi, è un passo burocratico normale”
Per quanto riguarda la questione dei prezzi Giancarlo Tecchio, sottolinea che “I dazi faranno aumentare artificialmente i prezzi dei moduli solari cinesi. A seguito di ciò, i moduli dell’UE e di altri paesi verrebbero offerte a prezzi notevolmente aumentati, portando ad un significativo indebolimento della domanda che interesserebbe l’intera catena del valore del fotovoltaico. Per sostenere la domanda di energia solare c’è bisogno di prodotti per il fotovoltaico, inclusi i moduli, che consentano all’energia solare di competere con l’energia da fonti fossili, anche a livelli di sostegno pubblico minore o nullo. L’imposizione di dazi sui wafer, celle e moduli di origine cinese impedirà questo obiettivo venga raggiunto, pesando fortemente sulla domanda di impianti solari”.
Insomma i timori del lato della domanda sarebbero molto più che fondati e giustificati da effetti disastrosi socialmente in un moneto in cui il mercato già sta affrontando una crisi più o meno accentuata.
A settembre dell’anno scorso la commissione Ue ha iniziato una indagine per cercare di constatare che effettivamente la denuncia fatta dalla Eu ProSun, l’associazione dei produttori europei di moduli fotovoltaici, avesse un qualche fondamento. Differenti aziende del settore del fotovoltaico avevano denunciato azioni di dumping da parte del governo cinese a vantaggio delle proprie aziende e a scapito di tutte le altre aziende impegnate nel settore del fotovoltaico. I primi a reagire sono stati gli Stati Uniti che hanno adottato per primi le iniziative di politiche antidumping.
Non veniva lasciato spezio alla libera interpretazione della situazione, dopo le schiette parole del presidente di questa associazione che aveva apertamente detto che “Il dumping cinese danneggia l’intero settore solare ed è già costato all’industria europea la perdita di migliaia di posti di lavoro e oltre 30 fallimenti aziendali e chiusure di fabbriche per stato di insolvenza. La concorrenza leale fa bene a tutti ma per arrivarci abbiamo bisogno al più presto di provvedimenti Ue antidumping”.
Il provvedimento che ha messo recentemente in campo la Ue passa attraverso la registrazione di tutte le importazioni dei prodotti dei produttori pannelli fotovoltaici cinesi, così che “Gli elementi di prova raccolti in questa fase sono sufficienti a dimostrare che gli esportatori in questione esercitano pratiche di dumping e sovvenzione” e per questo “arrecano all’industria dell’Unione un grave pregiudizio difficilmente rimediabile”.
Il passo successivo sarà quindi l’introduzione di dazi alle importazioni dei pannelli solari cinesi, così da riequilibrare la situazione del mercato. I dazi potranno essere retroattivati fino a un massimo di 90 giorni.
La bolletta elettrica è diventata sempre più salata, e spesso come causa scatenante sono stati additati gli incentivi che vengono pagati per il fotovoltaico in larga misura e in misura ridotta anche per le altre forme di fonti rinnovabili. Un costo che comunque gli italiani si sono detti felici di pagare a fronte di un risparmio futuro, del quale invece non si ha mai notizia, ma solo di continui rincari, docuti al costante aumento del prezzo dei combustibili fossili che sono destinati a diventare sempre più cari.
In merito a questi aspetti Matteo Marini, Presidente ANIE Energia ha voluto sottolineare che “E’ evidente che l’aumento del prezzo dell’elettricità non è imputabile, se non in maniera trascurabile, agli incentivi alle fonti rinnovabili. In ogni contesto dove si discuta di energia elettrica dobbiamo anche considerare che l’utilizzo di combustibili fossili beneficia di sgravi fiscali che l’OCSE ha stimato in oltre 1,5 mld € nel 2010 cresciuti oltre i 2 mld € nel 2011. Infine il famoso CIP6, che ha incentivato, con quasi 40 mld € cumulati a fine 2011, le fonti assimilate tra le quali gli scarti della lavorazione dei combustibili fossili. Incentivi dei quali hanno beneficiato tutti i produttori tradizionali”. Che afferma anche ”Basta con demagogie di parte che non portano a nessuna soluzione. Abbiamo il dovere professionale di collaborare tutti insieme affinchè il sistema elettrico diventi il principale driver della ripresa economica del Sistema Paese.”
Per questo, ribadisce Valerio Natalizia, Presidente ANIE/GIFI “Risulta alquanto paradossale il fatto che tutti i benefici derivanti dall’utilizzo delle fonti rinnovabili, e tra queste anche del fotovoltaico, non ricadano sui consumatori di energia. Inoltre, come al solito, si fa sempre ricorso ad una comunicazione strumentale che mette in risalto dei dati assolutamente parziali e che va a screditare l’operato di tantissimi imprenditori seri”.
“I tempi sono maturi abbiamo l’esperienza ed anche la tecnologia. L’industria fotovoltaica nazionale ha bisogno in questo momento di stabilità, certezza delle regole e di una visione strategica per poter sfruttare al meglio tutte le opportunità offerte da questa transizione e per rilanciare l’economia italiana”. Non solo incentivi ma progettualità e voglia di fare, insieme, verso l’uscita dalla crisi. Queste in sintesi le parole di Valerio Natalizia, Presidente ANIE/GIFI che ha voluto mettere in evidenza la necessità di un progetto e non di semplici aspetti assistenzialisti o populisti.
Lo stesso presidente ha anche aggiunto come “Gli incentivi sono serviti a creare competenze, know-how e benefici per tutto il Sistema Paese Ora ci stiamo incamminando verso la piena competitività che potrà essere raggiunta solo attraverso la completa liberalizzazione del mercato elettrico, il potenziamento delle infrastrutture di rete, la facilitazione di accesso al credito per le aziende, la riduzione della burocrazia, innescando una serie di misure di stimolo al mercato: SEU, RIU e detrazioni”.
E solo in quest’ambito si erano mosse le richieste fatte dalle stesse associazioni all’inizio della campagna elettorale per un comparto quello delle energie alternative e soprattutto del fotovoltaico totalmente abbandonato dalle istituzioni. Fanno quindi ben sperare le dichiarazioni rilasciate dal PD e precisamente da Ermete Realacci che ha dichiarato a riguardo:“Le nostre imprese hanno una elevata capacità di innovazione e attraverso la sburocratizzazione ed il supporto alla ricerca possiamo fornire strumenti fondamentali per la loro competizione nei mercati globali.”
Le celle fotovoltaiche prodotte dalla Panasonic avevano un livello di efficienza tra i più elevati del mercato, con un valore di 21,6%, mentre il record mondiale dell’efficienza era detenuto dalla società americana la SunPower, che per la sua cella in silicio cristallino, ha un livello di efficienza del 24.2%. Ovviamente si tratta di un livello di efficienza più che ragguardevole, ma il record è stato battuto proprio dalla Panasonic che ha raggiunto un livello di efficienza per le proprie celle fotovoltaiche pari a 24,7%.
Si tratta delle celle HIT (Heterojunction with intrinsic Thin-layer) che sono formate da due strati di silicio cristallino, e con in mezzo un layer di silicio amorfo, che non sfruttano l’impiego delle lenti come avviene per le celle di fotovoltaico a concentrazione (CPV), ma che rimane nell’ambito delle celle di tipo più tradizionale. Panasonic ha fatto sapere che a breve passerà dalla produzione dei prototipi in laboratorio alla produzione su larga scala, che verrà fatta eseguire in Malesia per abbattere ulteriormente i costi di realizzazione.
I costi anche dei materiali saranno più contenuti, perché Panasonic è riuscita a ridurre la quantità di silicio utilizzato, rispetto a quello impiegato da altri produttori pannelli fotovoltaici, che hanno raggiunto anche livelli di efficienza inferiore. Indubbiamente si tratta di celle che riusciranno a fare una strenua concorrenza alle celle fotovoltaiche che appartengono ai livelli di efficienza più alti dell’intero mercato, e la loro comparsa è prevista tra pochi mesi.
“A nostro avviso è possibile far rientrare l’installazione dei pannelli fotovoltaici tra le detrazioni già previste per le ristrutturazioni edilizie a seguito dell’approvazione del cosiddetto Decreto sviluppo. Fatta salva la non cumulabilità con le tariffe incentivanti del Conto energia, un’interpretazione della norma nel senso da noi indicato può avere un importante effetto di rilancio dei consumi. Si tratterebbe di un provvedimento anticongiunturale, che aprirebbe da un lato nuove possibilità per chi intende acquistare un impianto di risparmio energetico, dall’altro nuovo mercato per chi lo realizza”.
Questa l’interpretazione sulle possibilità di detrazione fiscale per i pannelli fotovoltaici, affermata da Maria Antonietta Portaluri, Direttore Generale di Confindustria ANIE , alla quale si è aggiunto il parere di Valerio Natalizia Presidente ANIE/GIFI che dal suo canto ha dichiarato che “Equiparare l’installazione di un impianto fotovoltaico a una ristrutturazione edilizia è un passo in avanti verso la reale integrazione e standardizzazione della tecnologia nel sistema edificio. I dubbi interpretativi sull’applicazione della legge devono essere immediatamente chiariti per non creare ulteriori interruzioni allo sviluppo del mercato fotovoltaico, allo scopo di sostenere l’industria nazionale fotovoltaica già colpita fortemente dai numerosi cambi normativi di quest’anno.”
Ed in questa direzione si è mossa l’interpretazione data dall’Agenzia delle Entrate, che parla della possibilità di detrazioni fiscali con aliquote del 36%, che fino a giugno usufruiranno dell’aliquota del 50%. In questo modo è stata posta la parola fine alla confusione generata dalle diverse interpretazioni date dalle differenti Agenzie delle Entrate territoriali. L’unica condizione è che a monte si deve decidere se usufruire della detrazione oppure delle tariffe incentivanti.
La crisi ha rallentato o messo in seria difficoltà, e il settore del fotovoltaico, pur segnando un calo, mantiene un buon passo, sicuramente più solido rispetto a numerosi altri settori. Questo denota soprattutto un grande interessamento degli italiani legato anche ai continui rincari delle tariffe energetiche.
I pannelli fotovoltaici vendita sono quelli che hanno risentito di meno, mentre nella produzione c’è stato un rallentamento, ma che va visto come un aspetto fisiologico per un settore che era andato in sovra produzione, creando tuttavia una situazione anomala poiché pur essendosi verificata una riduzione dei prezzi, questa non era stata proporzionali all’aumento dell’offerta.
Comunque va segnalato anche il contributo dato dai pannelli solari termici, o collettori solari, oltre che fai pannelli solari fotovoltaici. Un contributo offerto sia grazie al mantenimento delle agevolazioni fiscali, con l’aliquota che è stata confermata al 55%, e sia dalle nuove esigenze legate alle certificazione energetica.
I pannelli solari termici, grazie alla loro possibilità di contribuire in modo molto intenso alla riduzione del fabbisogno di risorse per le funzioni legate al riscaldamento, sono diventati una soluzione fondamentale, specialmente nell’ottica del rilascio dell’attestato di certificazione energetica, divenuto ormai obbligatorio. Le speranze è che si verifichi comunque una progressiva riduzione del prezzo, un trend che sembra essere stato positivamente innescato dall’evoluzione tecnologica che ha portato alla nascita dei pannelli di terza generazione.
Una domanda che si saranno posti solo coloro che non fanno parte degli ecologisti incalliti, poiché i benefici per l’ambiente sono non solo noti e supportati da numerosi dati, ma anche comprensibili su un piano intuitivo. Una domanda che rimane lecito porsi dal momento che la vendita pannelli fotovoltaici viene effettuata a prezzi comunque elevati, molto più alti rispetto alle aspettative di discesa dei prezzi, soprattutto a causa del prezzo del silicio, la materia prima che è aumentato anziché diminuire.
Per sapere la tempistica necessaria per recuperare le spese per l’installazione di un impianto fotovoltaico, bisogna necessariamente affidarsi ai calcoli degli installatori, poiché gli impianti hanno un carattere fortemente personalizzato, nel senso che ogni casa ha delle caratteristiche che impone l’adozione di una serie di scelte specifiche: l’esposizione, il clima, ombreggiamenti, la pendenza del tetto, la superficie che può essere utilizzata, l’orientamento, ed ovviamente il livello di potenza da installare.
Sul prezzo dell’impianto fotovoltaico complessivamente installato impatta notevolmente il rendimento pannelli fotovoltaici, poiché questo è condizionato oltre il 50% del prezzo finale dal tipo di pannelli fotovoltaici scelti, che a loro volta variano a seconda della quantità e del grado di purezza del silicio: maggiore è la quantità di silicio utilizzato e maggiore sarà il relativo costo.